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Giustizia Per Soumayla

L’omicidio di Soumayla Sacko, il maliano ucciso sabato sera a colpi di fucile a San Calogero (Vibo Valentia) riaccende i fari per qualche giorno sulle condizioni inumane di chi vive nelle baraccopoli calabresi e del resto del sud Italia. Perlopiù giovani africani, sfruttati per lavorare nei campi dalla mattina alla sera. Braccianti senza diritti, gestiti secondo le spietate regole del capolarato, il moderno schiavismo. Soumaila doveva ancora compiere trent’anni. Aveva una figlia di cinque. Era impegnato nella lotta allo sfruttamento e lavorava per un salario di tre euro l’ora. Aveva un regolare permesso di soggiorno. Era un uomo, un lavoratore, un sindacalista. Lottava pacificamente per difendere la dignità sua e dei suoi compagni. È stato assassinato, secondo i testimoni, da un uomo bianco che ha sparato quattro colpi di fucile a pallettoni. Ricordiamoci della sua storia quando i riflettori dei media,  molto presto, si spegneranno di nuovo. Fissare dei limiti, nel rispetto del diritto internazionale, all’immigrazione irregolare è giusto. Esigere che la dignità umana sia tutelata, contro ogni forma di sfruttamento e di discriminazione, è sacrosanto. Uniamoci ai lavoratori africani di San Calogero nel chiedere giustizia per Soumayla.

Un abbraccio da New York 

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