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Piercamillo Davigo al CSM

Lo scorso 11 luglio il giudice Davigo è stato eletto al Consiglio Superiore della Magistratura. Votato da oltre un quarto dei magistrati italiani, Davigo sarà uno dei due membri eletti al CSM in rappresentanza della corte di Cassazione.

 

Già protagonista dell’inchiesta Mani Pulite, ora presidente della seconda sezione penale della Cassazione, Davigo è uno dei magistrati più noti e stimati d’Italia, un personaggio presente da molti anni nel dibattito pubblico con i suoi interventi contro la corruzione e l’impunità del potere. Ha scritto libri, partecipato a incontri pubblici in tutta Italia, rilasciato innumerevoli interviste, ma non ha mai voluto entrare in politica. Per lui la magistratura è la scelta definitiva.

 

Negli ultimi anni è diventato un leader dei magistrati italiani con la creazione di una corrente chiamata Autonomia e Indipendenza, che si è presto affermata portandolo alla guida dell’Associazione Nazionale Magistrati. Ora lo attende il nuovo impegno nell’organo di autogoverno della Magistratura che entro il 19 luglio completerà il rinnovo del suo organico fra membri togati (eletti dalla magistratura) e laici (eletti dal parlamento).

 

Giudico una buona notizia l’elezione di Davigo. Molti lo criticano per i suoi toni a volte aspri e sprezzanti, come pure per la sua visibilità mediatica. Da una parte consistente della politica e dell’informazione è considerato il simbolo del cosiddetto “giustizialismo”, e di conseguenza viene ritenuto una sorta di ispiratore occulto del M5s. Ma io lo ritengo semplicemente un grande esponente dell’Italia legalitaria, un magistrato e un intellettuale lucido e coraggioso che non si è mai piegato.

 

L’avrei visto bene come ministro della Giustizia. Ma sono certo che anche al CSM può fare molto per contribuire al cambiamento della Giustizia in Italia. Ci sono due temi in particolare sui quali sarà importante incidere: il criterio di nomina dei magistrati alle funzioni direttive e il meccanismo delle sanzioni disciplinari.

 

Troppo spesso infatti la magistratura ha scimmiottato la peggiore politica in quanto a lottizzazione e autoindulgenza.

Contro ogni consolidata abitudine spartitoria tra correnti, per le funzioni direttive devono essere scelti i migliori magistrati in base a valutazioni esclusivamente professionali: competenza, esperienza, moralità.

Al contrario i magistrati che ad ogni livello si comportano in modo scorretto devono subire procedimenti disciplinari senza sconti, perché la credibilità della giustizia passa prima di tutto dalla credibilità dei magistrati.

Un abbraccio da New York

Fiorenzo

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