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Spread, un film già visto

Lo spread sale, la borsa scende, la commissione Ue boccia la manovra di bilancio e minaccia sanzioni, le agenzie di rating valutano il declassamento del paese, il Fondo monetario ritocca al ribasso le stime del pil. Tutto come da copione, un film già visto: ormai la sovranità appartiene ai mercati, non al popolo.

A niente vale ricordare che i governi precedenti a guida Pd avevano anch’essi fatto ricorso al deficit. Non serve a nulla chiedere: attendete almeno l’approvazione finale della manovra per giudicarla. Lassù hanno già deciso: o cambiate la legge in parlamento o l’Italia rischia di essere affossata.

La manovra finanziaria rompe il gioco dell’austerity e (giustamente) si occupa dei più deboli: dei pensionati al minimo, dei lavoratori anziani, dei disoccupati, dei poveri. La scomessa è che dando soldi non alle banche ma ai cittadini si possano rilanciare i consumi e favorire la crescita. Sono convinto che sia la strada giusta. In ogni caso è giusto provarci, visto che la strada opposta – quella dei governi succubi di Bruxelles e inclini alla politica tasse e tagli – l’abbiamo già provata e non ha portato a risultati positivi. Penso che questa volta sia necessario andare fino in fondo senza lasciarsi intimidire. Ma mi rendo conto che non sarà per nulla facile. Un paese indebitato come il nostro è molto esposto e il ciclo economico che si annuncia non è certo positivo.

Insomma, c’è da indossare casco e cinture di sicurezza, ma questa volta guidiamo noi o almeno così sembra, a giudicare dalle reazioni dei signori dei mercati. La gran maggioranza degli italiani in questa fase è a favore del governo e si predispone a votare contro l’Europa di Moscovici e Junker alle elezioni europee di fine maggio. Ma in quali condizioni arriverà l’Italia a fine maggio? E quanto ci costerà il ripristino di un minimo sovranità popolare? Chi dice di saperlo mente.

Un abbraccio da New York

Fiorenzo

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