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Basta impunità, riformiamo la prescrizione! 

La prescrizione penale deve essere riformata. I suoi termini devono essere bloccati quantomeno dal momento della condanna in primo grado. Lo diciamo da molti anni e ora con l’attuale governo c’è la concreta possibilità di farlo. È fondamentale perché la dilatazione dei tempi processuali ha mandato a monte innumerevoli processi per gravi reati, garantendo l’impunità a quegli imputati dotati di collegi difensivi agguerriti e costosi. Molti delinquenti dal colletto bianco l’hanno fatta franca grazie a questo meccanismo perverso, tant’è vero che il governo Berlusconi ne aveva abbreviato i termini, proprio per far fuori per legge determinati processi.

È evidente che modificare la prescrizione non basta. È necessario riformare le procedure e riorganizzare gli uffici giudiziari per limitare la durata dei processi, affinché il cittadino – che è sempre presunto innocente fino al giudizio finale, non dimentichiamolo – non rimanga in balia dello Stato troppo a lungo. Impresa ardua, ma possibile.

Mettere un termine alla prescrizione dopo l’eventuale condanna in primo grado è tuttavia un buon compromesso (che peraltro sconsiglierebbe la dilatazione strumentale dei tempi processuali) per riaffermare un altro principio costituzionale ormai completamente mortificato: la certezza della pena in un sistema che vuole tutti i cittadini uguali di fronte alla legge. In Italia sarebbe una rivoluzione.

La Lega per ora è contraria a questa riforma, è dibattito di questi giorni. La motivazione dichiarata è ispirata a al garantismo: i processi non devono durare all’infinito. Ma viene più di un dubbio che la vera ragione del dissenso sia un’altra: una giustizia che davvero funzioni non è gradita a quel sistema di potere marcio che ormai vede nel partito di Salvini il suo punto di riferimento governativo.

Un abbraccio da New York

Fiorenzo

 

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